EDITORIALE

Si è concluso in queste settimane l’anno che il Papa ha voluto dedicare alla persona di S. Giuseppe e, in questo numero, la rivista offre alcuni spunti ed approfondimenti di questa figura che nei secoli ha acquisito sempre maggior importanza e considerazione all’interno della Chiesa.

Giuseppe, il cui nome significa “Dio aggiunge” e verso il quale il mondo carmelitano ha una particolare devozione che Santa Teresa ha contribuito a coltivare, è per tutti il personaggio silenzioso, onesto e buono che accompagna Gesù nella Sua infanzia sino al limite della giovinezza e che poi, dai racconti evangelici, sparisce.

È il padre “putativo”, colui che, in un’immagine metaforica di grande efficacia, è l’ombra del Padre celeste, il custode di Maria e del Salvatore, il falegname, l’uomo concreto e giusto, colui che ascolta la voce di Dio ed è capace, quando serve, di prendere le decisioni necessarie per tutelare chi gli è affidato.

Ma resta, a chi approfondisce questa figura, una domanda: perché Dio ha avuto bisogno di Giuseppe? E come e perché ne abbiamo bisogno noi oggi? Giuseppe è fattivamente e metaforicamente il simbolo della paternità, dell’imprescindibile necessità della figura paterna.

 

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In molti studi e saggi degli ultimi anni si è spesso parlato di scomparsa dei padri, di evaporazione del padre e la diffusione della teoria del gender sta minando alla radice non solo l’essere maschio e l’essere femmina, ma ancor più profondamente vìola l’identità dell’essere padre e dell’essere madre.

Pare vi sia in gioco, come viene approfondito in alcuni nostri contributi, non solo la scissione culturale dei binomi femmina–madre, maschio–padre, ma  si stia attuando, attraverso una sorta di processo di sublimazione del carnale, lo sgretolamento della natura paterna e materna.

La cronaca ha recentemente messo in luce tutta la drammaticità di alcune vicende legate alla maternità surrogata, che aprono da un lato il pericolo di un possibile tragico commercio di nuovi nati e dall’altro una non prevedibile complessità di derive legali, psicologiche e un ginepraio di problematiche legislative e sociali.

E mentre molti, in questi tempi di emergenza sanitaria, hanno rispolverato e profetizzato l’avverarsi del famoso romanzo di George Orwell 1984, temendo una nuova forma di totalitarismo basata sul controllo sistemico della vita dei cittadini attraverso social, big data o piattaforme sanitarie, forse lo scenario più provocatorio, temibile e, per certi versi, inquietante, per la sua vicinanza ai nostri tempi, è quello rappresentato invece da Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.

In questo classico di fantascienza distopica, datato 1932, il potere adotta una strategia completamente opposta a quella orwelliana esplicitamente violenta, costruendo una società dove non esistono censure, si vuol semplicemente diffondere piacere, la gente è talmente subissata dalle informazioni che, incapace di rielaborare una simile mole di notizie, finisce col diventare manipolabile. È un mondo in cui è stata progressivamente sciolta l’identità e il genere, separato il generare dalle figure paterne e materne e dall’idea di famiglia, di cui non si ha più bisogno, perché gli individui sono prodotti industrialmente in uteri artificiali secondo criteri e necessità collettive. 

È una società in cui, se si insinua il virus delle domande e dell’ansia, è possibile quietarlo o con il gioco (tutti i cittadini sono grandi giocatori) o con una sorta di farmaco di nome “soma” (in greco corpo), sostanza euforizzante, priva di effetti collaterali, se non quello di accorciare la vita di qualche anno, assumibile in comode pastigliette da mezzo grammo, fornite dallo Stato. Questa, che non è chiamata droga, riduce la sofferenza, garantisce la stabilità sociale e costruisce la nuova comunità ed il nuovo mondo. Ma… si capisce… è un romanzo di fantascienza. Si capisce!

Ora guardare alla figura di S. Giuseppe significa riappropriarsi dell’essere padri e madri, della responsabilità e potenza generativa che Dio dona agli uomini ed alle donne, della relazione materiale e fisica del prendersi cura, della concreta carnalità e piena maturazione della propria identità.

Giuseppe ha vissuto il non possesso e, contemporaneamente, l’essere posseduto dalla più intima e quotidiana vicinanza al Mistero che fa tutte le cose in un rapporto con il senso della vita che passava attraverso la vista, il tocco, l’ascolto, la parola, in un’infinita sproporzione rispetto al dono della presenza di quel bambino, che superava l’immaginazione e colmava il cuore di gratitudine.

Nel porre la statuina di Giuseppe nel presepio, questo Natale, vi auguriamo di ricordare che “Dio aggiunge”… sempre!

SOMMARIO

DIRE PADRE COME LO DICEVA GESÙ P. A. M. Sicari ocd

TEMA: CHI È MIO PADRE?

DA UOMO A PADRE. Intervista alla dott.ssa M. Ceriotti Migliarese a cura della Redazione

ESSERE GIUSEPPE. La figura di S. Giuseppe tra devozione e letteratura L. Sighel

DIVENTARE SANTI ALLA MANIERA DI GIUSEPPE P. R. Bologna ocd

TRA DESIDERIO E SPARIZIONE. IL DESTINO DEI CORPI NELL’EPOCA DELLE TECNOLOGIE A. Musio

DUE PADRI DIVISI DALLA GUERRA MA UNITI DAL DOLORE R. Michelucci

ATTUALITÀ

AFGHANISTAN. IL RITORNO DEI TALEBANI. Intervista a Giovanni Grandi, responsabile Aics a Kabul, a cura di M. Gelmini e M. Polito

KABUL PERDUTA M. Bellingreri

SE QUESTA È L’EUROPA. Una cortina di ferro per i migranti N. Scavo

A BEIRUT L’ASSEDIO DEL “CAMBIO NERO” È PEGGIO DELLA GUERRA CIVILE L. Geronico

LA “CONSULTAZIONE DAL BASSO” DEL SINODO M. Nasca

“MEC… DOMANI”: IL FUTURO È ADESSO. Nascita e prospettive del progetto con cui il Movimento guarda al futuro P. F. Silvestri ocd

PAROLA DI DIO

CARITÀ

IL TELEFONO ROSA. Strumento di difesa e riscatto dalle violenze R. Ribbene

MUSICA

DI PADRE IN FIGLIO R. Barone

ARTE

L’ARTE NEL PICCOLO TEATRO DELLA NATIVITÀ M. T. Robecchi

CINEMA

PANE DAL CIELO S.Giorgi

PUNTO MISSIONE

“VERSO L’ALTRO… L’ALTRO CHE IO SONO” E. Sartorio

VITA DEL MOVIMENTO

ASSEMBLEA GENERALE
IL CUORE DEL MONDO. Incontro degli universitari e dei giovani lavoratori

ULTIMA PAGINA L. Tomasini