Avete mai guardato un giglio? Il fiore apre la sua corolla in sei delicati e grandi petali. È molto comune nei nostri giardini, anche se è originario dell’Oriente. Può essere di molti colori, ma il più famoso è quello bianco, candido. Forse per questo, nella tradizione, è il simbolo della purezza e di Maria, la Madre di Gesù.

Ed è proprio da un dipinto che raffigura Maria, che si trova nel corridoio nord del convento dei Domenicani di S. Marco a Firenze, che parte la nostra storia. In quest’opera, un affresco, Beato Angelico, uno dei grandi pittori del Rinascimento, raffigura il momento in cui l’angelo Gabriele annuncia a Maria di Nazareth la nascita del suo bambino, Gesù. L’immagine è meravigliosa: la bellezza dell’angelo che si avvicina alla Madonna è perfetta e Maria, che si stringe le mani al petto, mostra tutto lo stupore e la sua disponibilità verso Dio. Quella giovane ragazza dice sì ed inizia così da quel momento la vita terrena di Gesù. E forse proprio per questo motivo l’inizio dell’anno per secoli a Firenze era il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, perché da quell’istante, da quella notizia portata dall’angelo, tutto è ricominciato. E guarda caso il giglio è anche il simbolo di Firenze oltre che della Madonna.

In una stanza vicino a quel corridoio viveva Giorgio La Pira, che aveva scelto come propria casa una cella del convento di S. Marco. E chissà quante volte, passando la mattina o la sera, a fianco di questo capolavoro del Beato Angelico, il nostro protagonista si è soffermato ad ammirare la straordinaria bellezza e purezza dei volti e di quei gesti. Era nato da una modesta famiglia a Pozzallo in Sicilia, dove viveva con la propria famiglia.

Uno zio, notandone le doti, ben presto lo portò a Messina per farlo studiare. E subito venne apprezzato per le sue capacità e per la sua geniale vivacità, tanto che, dopo essersi laureato in giurisprudenza, studiando le leggi, gli venne chiesto di spostarsi a Firenze per insegnare la storia del diritto, e divenne uno dei più giovani insegnanti dell’Università fiorentina.

Questi studi di Giorgio lo spingevano a chiedersi sempre cosa fosse la giustizia e cosa si potesse fare per rendere il mondo un luogo più giusto. Fu probabilmente per questo che scelse di dedicarsi alla politica che — diceva — «è la più alta forma della carità e quindi dell’amore». Ed il suo amore si rivolse soprattutto a Firenze ed alla sua gente.

Ma chi è il politico? È colui che si occupa del bene comune, viene eletto dai cittadini e cerca di fare le scelte giuste per aiutare tutti gli abitanti di un paese, di una regione o di uno stato.

Carmelino - Giorgio La Pira - disegni Cristina PiettaA Firenze frequentava i quartieri più poveri, cercando di dare aiuto, portando alimenti ed organizzando una catena di sostegno ai poveri della città.  Nella piccola chiesa di S. Procolo organizzò la Messa dei poveri, dove i più bisognosi trovavano la Comunione, l’eucaristia, e anche del cibo. La chiamò La repubblica di San Procolo in un tempo in cui in Italia c’era la monarchia e la dittatura. Nelle domeniche riuscivano a distribuire fino a 4000 pasti e parecchie centinaia di litri di latte. Queste sue azioni diedero molto fastidio a chi governava la città. Fu in quegli anni che in Giorgio crebbe molto l’amore e la fede in Gesù e decise di vivere nel monastero domenicano, senza diventare sacerdote, ma dedicando tutta la sua vita e i suoi guadagni di professore alla cura delle persone che avevano più bisogno. Iniziò così la sua passione per la gente, per quelli che fanno più fatica nella vita e cresceva così il suo interesse per la politica, la possibilità di agire per il bene comune.

Durante la guerra dovette però scappare da Firenze e si rifugiò a Roma, ospite di un sacerdote con cui nacque una grande amicizia: monsignor Giambattista Montini, allora segretario, che diventò papa, circa 20 anni dopo, con il nome di Paolo VI. Molti ammiravano la forza della personalità e delle idee di La Pira, tanto che lui fu chiamato nell’Assemblea costituente, quella che scrisse la nostra Costituzione italiana.

Come era sua abitudine, si era molto preparato, studiando le costituzioni di tutti gli stati del mondo. Il suo aiuto fu decisivo per scrivere i principi fondamentali che ancora oggi sono alla base del nostro Paese e della nostra democrazia. Amava dire: «Lo Stato per la persona e non la persona per lo Stato», per far capire che la cosa più importante è il valore della persona.

Dopo questo periodo in cui fu eletto al Parlamento, gli venne proposto di diventare sindaco di Firenze, la città che amava, e lui non ebbe dubbi: si dedicò totalmente per molti anni alla città di Firenze diventando più volte sindaco. Trovò una città da ricostruire, ancora distrutta dalla guerra finita da pochi anni: bambini denutriti, molta gente povera priva di lavoro e dei mezzi per poter vivere.

E così iniziò ad edificare un quartiere nuovo per dare una casa ai poveri, a realizzare scuole, la Centrale del Latte, fece ricostruire tre ponti, riaprì il teatro. Arrivò persino a prendere una fabbrica, purché non la chiudessero, e la affidò agli stessi operai. Tutti i cittadini sapevano di poterlo avvicinare e dargli le loro richieste: così le sue tasche erano piene di bigliettini con domande di aiuto. E lui leggeva tutto e cercava di rispondere con le parole e con i fatti.

«In ogni città degna di questo nome — diceva — ciascuno deve avere una casa per amare, una scuola per imparare, un’officina per lavorare, un ospedale per guarire, una chiesa per pregare e poi tanti giardini perché i bambini possano giocare e i vecchi riposare».

Una delle sue principali preoccupazioni fu la pace e per questo organizzò a Firenze nel 1953 il primo incontro internazionale per la pace e la civiltà cristiana: vennero sindaci dalle città di tutto il mondo a sostenere il sogno di Giorgio La Pira, il sogno della pace e del dialogo tra i popoli.

Per farsi aiutare in queste sue grandi imprese scriveva ai monasteri, spiegando i suoi progetti e le motivazioni delle sue azioni, e chiedeva ai frati ed alle suore di pregare perché tutte le sue iniziative fossero accompagnate e custodite dalla preghiera. Un giornale francese dell’epoca si chiese quale fosse il segreto di La Pira. Era il fuoco che nel suo cuore ardeva per Gesù, che sempre lo guidava e che spesso, passando in una chiesa, lo spingeva ad inginocchiarsi per chiedere a Dio aiuto e protezione e ad interrogarsi se stesse facendo bene, secondo la volontà di Dio.

Nel 2018 Papa Francesco lo ha dichiarato Servo di Dio e Venerabile, riconoscendo in lui una persona da imitare e ha aperto la possibilità di riconoscerlo Santo. Ma nella sua città, Firenze, quel piccolo uomo, dolce e appassionato, già lo chiamavano il Sindaco Santo!

Oggi nei giardini di Firenze i gigli, che in tarda primavera iniziano a sbocciare, ricordano il simbolo della città, l’annunciazione dell’angelo e la purezza della Madonna e forse… anche Giorgio che amò tanto questa città e Gesù e sua madre.

 

Illustrazioni Cristina Pietta – Testi Luca Sighel

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 24, NUMERO 2, Giugno 2023