Intervista a Hans Ulrich Obrist
(a cura di P. Ermanno Barucco ocd)
Un dialogo profondo tra arte contemporanea e spiritualità: in questa intervista, il celebre curatore Hans Ulrich Obrist svela la genesi del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia di quest’anno. Un viaggio sensoriale nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e la visione senza tempo di Ildegarda di Bingen, dove la natura, la musica e il silenzio diventano strumenti di cura e contemplazione dell’anima.

Cosa significa aver scelto un giardino come Padiglione della Biennale? E cosa significa aver scelto il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi?
Da tempo io e Ben Vickers, il co-curatore con me del Padiglione della Santa Sede, volevamo riprendere un progetto non realizzato che avevamo in mente da molti anni e che rendesse omaggio a un giardino. La collaborazione con sua eminenza il Cardinale Tolentino de Mendonça affiancato da Cristiano Grisogoni, e con i Padri Carmelitani Scalzi, con lei padre Ermanno Barucco, e anche con Soundwalk Collective e con tutti gli artisti, ci ha permesso di realizzare questo progetto per il Padiglione della Santa Sede di quest’anno. L’idea di rendere omaggio a Ildegarda di Bingen ci spingeva inoltre a cercare un giardino monastico e non un White Cube (stanza vuota da allestire), non uno spazio chiuso di un museo. Cercavamo quindi uno spazio in connessione con le piante e con la natura.
Il Cardinale ci ha parlato del Giardino Mistico e sono stato molto commosso arrivando nel giardino per la prima volta, perché mi pareva molto familiare, ma allo stesso tempo sapevo che non ero mai stato nel giardino di S. Teresa. Soltanto dopo, un giorno o due dopo, ho realizzato che tutta questa memoria di familiarità era stata impressa in me dal libro di Cees Nooteboom, Venezia. Il leone, la città e l’acqua, dove si descrive la bellezza di questo giardino molto raro, perché i giardini sono rari a Venezia. La mia memoria ricordava l’idea del libro Il Castello interiore di Teresa d’Avila con le sue sette Mansioni come parti di questo giardino sconosciuto di Venezia (sconosciuto perché anche molti Veneziani non conoscono questo luogo). Soprattutto ricordavo questa strana calma, questo silenzio inatteso, perché fuori è uno dei luoghi più rumorosi a Venezia, con la stazione Santa Lucia accanto e per un momento invece, come dice Nooteboom, siamo altrove, siamo in questo altro luogo, in un Giardino mistico. Per noi è stato proprio un sogno magico che questa idea che volevamo realizzare si sia potuta compiere proprio nel Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e vorremmo ancora una volta ringraziarvi.
Come si è confrontato con le figure di Santa Ildegarda di Bingen e di Santa Teresa d’Avila?
Siamo partiti dall’idea mistica di ascoltare, e soprattutto ascoltare in un giardino, per una esposizione d’arte che è completamente legata al suono. I visitatori quindi ascolteranno le opere musicali di compositori contemporanei che sono un omaggio a Ildegarda. Si ascolta sì, ma non solo, si vivono molteplici esperienze sensoriali. Molte persone che hanno sperimentato questo percorso raccontano, sui social come Instagram, che ad un certo momento, mentre ascoltano, cominciano a contemplare un insetto o un albero o una pianta. In una società molto distratta, in questa cacofonia ansiosa del tempo presente, abbiamo sottolineato l’importanza di una chiamata all’attenzione e alla interiorità, rese possibili perché l’arte può creare una connessione sensoriale con la natura che contribuisce a guarire, e la musica diventa un legame fra il corpo e il mondo, fra il micro e il macrocosmo. Nel Giardino Mistico ascoltare è l’azione principale, per poter percepire le immagini visionarie di Ildegarda attraverso il suono. Per questa ragione anche il titolo dato dal regista Alexander Kluge è che “l’orecchio è l’occhio dell’anima”.
A partire dal Castello interiore di Teresa, abbiamo ripreso sulla mappa del Giardino mistico le sette stanze, e gli “architetti” di Soundwalk collective hanno creato un’architettura immateriale in musica, combinando nello spazio lungo il percorso più di venti composizioni: da Holly Herndon e Mat Dryhurst, la prima opera che i visitatori ascoltano, fino alla Cappella con Patti Smith, poi i momenti rari di poesia, poi l’ascolto di un componimento di Raúl Zurita, aggiungendo la possibilità di sedersi per passare il tempo e approfondire l’esperienza.
Innanzitutto il legame tra Ildegarda e Teresa è evidente perché entrambe pensano l’anima come un giardino. Quando Teresa immagina le quattro forme di preghiera come quattro modi di innaffiare il giardino, il trattato delle “quattro acque”, la vedo legata alla viriditas di Ildegarda, questa greening force come la divina energia che circola in questo giardino e rende in un certo senso letteralmente visibile il verde naturale nella vegetazione. Inoltre c’è un bel legame perché Ildegarda e Teresa trattano il giardino non solo come spazio agricolo, ma anche come spazio contemplativo. È quindi legato anche al fatto che i frati Carmelitani dicono che il giardino ci invita al silenzio “nel coro” della natura (il coro è il luogo in chiesa dove i frati pregano la liturgia o in silenzio).
In più il giardino ci trasmette una memoria storica che è anche spirituale, perché i Carmelitani da tre secoli coltivano e distillano il Lemon balm, l’Acqua di Melissa, una medicina che calma e ristora, come ho potuto sperimentare comprandola la prima volta che ho visitato il giardino, ancora oggi prodotta dai frati. In questa produzione che continua attualmente c’è l’incontro con la viriditas, un concetto fondamentale della teologia di Ildegarda, che possiamo tradurre come fecondità, però anche come greenness in inglese, un concetto che include la presenza divina vitale e rende possibile la guarigione con le erbe medicinali.
Quale ruolo hanno le composizioni musicali degli artisti contemporanei che vengono proposte all’ascolto nel Giardino Mistico?
Innanzitutto abbiamo pensato di dover rispettare questo luogo e di non disturbarlo, chiedendo ai visitatori di prendere coscienza che sono ospiti di una comunità viva e che continua a vivere in questo giardino, e che si tratta di vivere un’esperienza contemplativa sonora in un giardino “sacro”, perché qui vivono i Carmelitani Scalzi.
Anche l’idea di camminare lentamente lungo i sentieri, di lasciare che il giardino dia il ritmo è importante, per essere anche più coscienti della natura che ci circonda. Infatti Koyo Kouok, la direttrice della Biennale che purtroppo è morta l’anno scorso, ma che ha sviluppato la visione per questo importante evento di Venezia, ha sempre voluto che ci fossero momenti più silenziosi, più lenti, e abbiamo in questo senso accolto il suo concetto artistico alla base di questa grande mostra . L’idea è anche di incoraggiare i visitatori a sedersi sulle panchine che sono state installate per approfondire l’esperienza dell’ascolto e soprattutto immergersi o nelle poesie di Bhanu Kapil, o nei momenti di musica, da Holly Herndon e Patti Smith, a FKA Twigs, a Terry Riley. Sul cammino incontriamo anche Meredith Monk, Otobong Nkanga, Brian Eno, Caterina Barbieri, che è la partecipante italiana a questo progetto ed è anche la direttrice della Biennale di Musica. I visitatori possono trascorrere nello spazio del giardino un’ora e non di più, per permettere a più persone ogni giorno di fare l’esperienza, ma evidentemente la gente può tornare un’altra volta per una nuova visita.
Questo è il ruolo per le composizioni, ma abbiamo anche voluto che il passato (Ildegarda) ispirasse il futuro: la creazione artistica contemporanea può essere fatta con “frammenti del passato”, come diceva il grande storico Panofsky, per citare liberamente il suo pensiero. Gli artisti contemporanei si sono confrontati con uno o due dei molteplici aspetti di Ildegarda, che ha avuto molte anime: mistica, compositrice, erborista, poetessa, santa, scrittrice di lettere, inventore di una lingua ignota e soprattutto scrittrice e pittrice di immagini visionarie. Abbiamo imparato tutti questi aspetti grazie a suor Maura Zátonyi, che ringrazio ancora, e al suo libro, Das große Hildegard von Bingen Lesebuch, che è il più bel libro che abbiamo letto su Ildegarda, una sintesi del suo pensiero attraverso il commento ai suoi testi. Spero che attraverso questo progetto il libro di suor Maura sia finalmente tradotto in diverse lingue.
La proposta del Padiglione della Santa Sede è “duplice”, non c’è solo il Giardino Mistico ma anche il complesso di Santa Maria Ausiliatrice…
È importante visitare le due parti del Padiglione, c’è il Giardino Mistico, ma c’è anche Santa Maria Ausiliatrice, luogo che ha ospitato già l’anno scorso il Padiglione della Santa sede sulla Architettura, con il lavoro degli architetti Tatiana Bilbao e MAIO Architects, omaggio alla nozione di “Opera aperta” di Umberto Eco.
Infatti c’è un secondo progetto che non era ancora realizzato ma che fortunatamente si è potuto ultimare in questa Biennale grazie all’altra parte del Padiglione della Santa Sede (era il mio progetto evitare ogni anno la tabula rasa, ovvero che dopo la fine della Biennale si tolga e si butti via tutto e l’anno dopo si cominci a fare il nuovo padiglione, come è accaduto quando io ho fatto dieci anni fa il Padiglione della Svizzera di architettura).
Ho pensato che se mi fosse capitato di nuovo di fare un Padiglione, come in un giardino, avrei fatto crescere il Padiglione dell’anno prima. Così quest’anno abbiamo due giardini, il Giardino Mistico e il giardino di Santa Maria Ausiliatrice, perché gli architetti hanno sì rinnovato lo spazio con luci gialle ma durante tutta la Biennale di quest’anno continua il processo di restauro iniziato l’anno scorso per sistemare questo complesso e renderlo pronto per la Biennale dell’anno prossimo.
Uno dei primi personaggi che abbiamo incontrato all’inizio dell’idea del Padiglione è stato il grande Alexander Kluge, che purtroppo è morto a 94 anni preparando l’opera per Venezia. Kluge, come Ildegarda, era una figura poliedrica di grande importanza: era infatti avvocato, cineasta, discepolo di Adorno e di Fritz Lang, teorico della sfera pubblica, produttore di televisione. Per tutta la sua vita è stato affascinato dalla figura di Ildegarda, perciò l’abbiamo invitato a creare 12 film che sono esposti a Santa Maria Ausiliatrice. Ha realizzato anche delle stampe su placche metalliche e pure su carta: una installazione molto complessa che è la sua ultima opera di regista.
Con Suor Maura abbiamo anche proposto uno spazio biblioteca che adesso cresce in numero di libri e che i visitatori possono consultare prendendo un tè, dopo aver visto l’opera di Kluge.
Un altro aspetto che è molto importante per il Padiglione è il collegamento con la comunità benedettina dell’Abbazia di Hildegard von Bingen vicino al Reno a Eibingen. Le monache continuano oggi l’eredità spirituale e musicale cantando le composizioni liturgiche di Ildegarda come parte della vita quotidiana. La musica evidentemente è centrale nel mondo divino di Ildegarda, perché lei ha creato più di 70 canti liturgici e questo cantare comunitario può ristorare l’armonia fra l’umano (l’anima) e il suo creatore. Seguendo la regola di San Benedetto, le monache pregano durante diversi momenti della giornata con la Liturgia delle Ore, un ciclo di preghiere che scandisce la vita monastica dal 1150. Quindi nello spazio vicino all’Arsenale, nella chiesa in restauro del complesso di Santa Maria Ausiliatrice, si possono ascoltare a determinate ore — le stesse ore in cui le monache pregano a Eibingen e quindi in contemporanea con loro — le registrazioni di queste liturgie, registrazioni realizzate dal Soundwalk Collective. Si crea così un legame “attuale” con la preghiera cantata delle monache.
©Dialoghi Carmelitani, ANNO 27, NUMERO 2, Luglio 2026

Hans Ulrich Obrist (Zurigo, 1968) è direttore artistico delle Gallerie Serpentine di Londra. Curatore di più di 350 esposizioni dal 1991 a oggi, autore di molte pubblicazioni tra le quali alcune raccolte di interviste a diversi artisti.
È riconosciuto come uno tra i curatori più celebri e influenti attualmente, spaziando sui temi che legano l’arte, l’ambiente e le tecnologie.