(Prof. Francesco Agnoli)

 

Una breve panoramica storica sul contributo del Cristianesimo e della sua novità per l’evoluzione del concetto di dignità personale.

 

«Già nell’antichità classica si profila una prima intuizione a riguardo della dignità umana, che procede da una prospettiva sociale… ma siamo ancora lontani da un pensiero capace di fondare il rispetto della dignità di ogni persona umana, al di là di ogni circostanza. […] Gesù Cristo ha confermato che ogni essere umano possiede una dignità inestimabile, per il solo fatto di appartenere alla stessa comunità umana e che questa dignità non può mai essere perduta». (Dignitas Infinita, nn 10.19)

 

Quale rispetto per la dignità dell’uomo?

Il documento Dignitas infinita, visto da uno storico, appare come la necessaria attualizzazione del messaggio cristiano sulla dignità umana, contenuto già nel Vangelo e declinato dai cristiani nel corso dei secoli. A cosa assistiamo, oggi? Alla violazione della sacralità della vita, attraverso l’aborto, che in certi Paesi è legale sino ad un attimo prima della nascita; alla diffusione di una cultura della morte rispetto alle persone malate o depresse (di qui l’eutanasia su anziani, malati, persone psicologicamente in difficoltà, ma anche bambini — vedi Olanda e Inghilterra); alla mercificazione di donne che, dall’Ucraina alla California, passando per vari Paesi poveri, vengono utilizzate come le schiave di un tempo per partorire bambini per altri (coppie gay e non). In ogni caso il forte sovrasta il debole, che sia il bambino ucciso o ridotto a prodotto e progettato orfano di padre o di madre; che sia la madre, abbandonata da Stati che favoriscono l’aborto, ma ostacolano maternità e paternità… in ogni caso la vita umana perde la sua sacralità, la sua immensa dignità che nella cultura materialista non è più né teorizzata né tantomeno percepita.

La novità cristiana sul valore dei bambini

Che nella storia l’uomo — prima di diventare, con Cristo, “homini frater” — sia lupo per l’altro uomo (homo homini lupus) non è però una novità. Succedeva lo stesso nel mondo pagano, prima dell’avvento del cristianesimo. Se pensiamo all’antica Grecia, o all’antica Roma, e così a tutti gli altri popoli, vi erano almeno tre categorie di persone che “pagavano” la loro debolezza a vantaggio dei più forti: i bambini, gli schiavi, e le donne. Per tutti costoro la storia cominciò a cambiare solo con l’Incarnazione. 

Anzitutto perché il Dio Onnipotente che si incarna e si fa impotente, mutò, nei credenti, la concezione della vita, capovolgendo la tavola dei valori: laddove la forza era considerata sopra tutto, Dio stesso si presentava debole, sconfitto sulla croce! Che differenza rispetto agli dèi prepotenti e vendicativi dei popoli pagani, a Marte, a Odino, alle infinite divinità bellicose del passato!

Quel Dio, poi, si era fatto bambino, in un mondo in cui l’infanticidio era normale, dalla Grecia (si pensi al caso di Sparta) alla stessa Roma. In tutto il mondo antico i bambini malformati, non voluti, nati in una data ritenuta infausta erano tranquillamente uccisi, abbandonati, esposti. Con il cristianesimo si affermò per la prima volta nel mondo la sacralità della vita dei bambini, e nacquero gli orfanotrofi: un’istituzione che nei secoli i missionari avrebbero portato in ogni Paese del mondo. Ancora oggi l’infanticidio è “normale” in Paesi non cristianizzati, come l’India e la Cina, e i pochi cristiani ivi presenti si distinguono anche per questo: non abbandonano e non uccidono i loro figli. 

L’onore nuovo riservato alle donne

Quanto alle donne, nel Vangelo Dio non solo sceglie di nascere dall’utero di una donna, ma le chiede persino il permesso: con Maria la storia delle donne cambia radicalmente. Ella diventa la “Madonna”, la mea domina, la mia signora di ogni cristiano. Non si va a Dio, se non per Maria. L’Europa si riempie di cattedrali dedicate a Notre Dame, e in ogni casa compaiono immagini raffiguranti Maria e il bambino!

Se il mondo antico venerava solo il padre, che spesso aveva diritto di vita e di morte su moglie e figli, il cristianesimo esalta anche la mamma e il figlio, mentre il padre, sull’esempio di San Giuseppe, assume una paternità del tutto nuova: non è più autorevole per la sua forza, ma perché si mette umilmente al servizio di Maria e di Gesù. Sul modello della sacra famiglia il matrimonio diventa monogamico e indissolubile, laddove nelle altre culture pagane la donna era sottomessa o al diritto di ripudio, per lo più maschile, o alla poligamia. Le donne sterili? Non possono più essere ripudiate, come in passato. Le donne vedove? Possono decidere se risposarsi o meno, e se vogliono rimanere sole la comunità cristiana se ne fa carico. Le schiave? Non sono più oggetti, per il piacere del padrone, perché l’uomo è tenuto, come la donna, alla fedeltà e alla castità. 

Nella sua chiesa Sant’Agostino tuona contro gli uomini ancora superficialmente cristianizzati: chiedete la fedeltà alle vostre mogli, ma non sapete ricambiarla?

La cura dei malati e la liberazione degli schiavi

Infine, i malati e gli schiavi. Cristo vive la Passione e assume su di Sé la pena della crocifissione, il servile supplicium, la pena più terribile, che non veniva inflitta ai cives romani, ma, appunto, solo agli schiavi. È dalla Passione di Cristo che è nato l’ospedale come lo intendiamo noi, perché la malattia e il dolore hanno cessato di essere “maledizione”, “punizione divina”, vergogna: per i cristiani che meditavano sulla Passione, Dio stesso aveva deciso di soffrire, e ciò significava che ogni persona sofferente era un alter Christus. Per questo nel Medioevo Cristo era definito “patiens et infirmus” e nello stesso tempo “medicus”. Curare gli infermi e soffrire diventano così entrambe condizioni che rendono gli uomini simili a Dio! Per questo i primi ospedali si chiamavano Hotel Dieu in Francia, Case di Dio o Domus Dei in Italia, Godshuis nei Paesi Bassi; God’s house in Inghilterra…

E la crocifissione? Era la pena degli schiavi che Cristo affronta per liberare l’uomo dalla “schiavitù del peccato”, la vera schiavitù, da cui derivano tutte le altre, compreso l’istituto storico della schiavitù. L’idea che esisteva allora nel mondo pagano era duplice: per i Greci c’erano uomini che nascevano liberi e altri, per natura, schiavi; per i romani nessuno nasceva schiavo, ma i bambini abbandonati e i nemici sconfitti potevano, legittimamente, diventarlo. Per i cristiani solo gli uomini ancora schiavi del peccato possono concepire l’idea di angariare i deboli, praticare l’aborto o l’infanticidio, ripudiare le proprie mogli, togliere la libertà ad altri uomini, schiavizzandoli.

Conclusione

San Paolo riassume così la nuova idea cristiana della dignità, in Cristo, di ogni uomo: «Tutti voi, infatti, siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più né Giudeo né Greco; né schiavo né libero; né maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù». Mai nella storia era stata proclamata così a gran voce la dignità degli uomini, di tutti gli uomini, senza eccezione.

 

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 25, NUMERO 2, Giugno 2024