Ed ecco che, non appena le prime luci dell’alba fecero filtrare un debole raggio di luce, lontano, laggiù, quasi all’orizzonte, apparve la Città con le sue mura, le porte e le torri. La sua visione fece sparire tutta la pesante stanchezza e tutte le difficoltà, che avevamo affrontato nel lungo cammino”.

Chissà quante volte questo pensiero è sorto nella mente dei pellegrini che da tutto il Mediterraneo e l’Europa si sono diretti in pellegrinaggio verso la città Santa per eccellenza, la città dove il cielo tocca la terra: Gerusalemme.

Fu questo forse quel che pensò il 4 settembre 1523 Iñigo Lopez di Loyola, un nobile basco di piccolo rango, che aveva fatto la guerra ed era stato gravemente ferito, quando ai suoi occhi apparve per la prima volta Gerusalemme. Da lì la sua esistenza cambiò e decise di seguire Gesù in tutti i particolari della sua vita, per conoscerlo, amarlo e portare le sue parole e il suo amore ovunque. 

E siccome il mestiere che sapeva fare era il soldato, divenne “soldato di Cristo” e fondò una specie di “esercito”, che chiamò Compagnia di Gesù. Non aveva armi, possedeva solo quelle del Vangelo e dell’amore. La sua idea si diffuse in tutto il mondo e, pensate, anche Papa Francesco, prima di essere eletto Papa, ha conosciuto e ha vissuto nella Compagnia di Gesù, che ha incontrato da giovane in Argentina.

Molte storie e conversioni partono e arrivano alla città Santa: la sua storia, il suo valore e la sua terra è stata sempre un luogo di incontri, ma anche un luogo di scontri e per tanti, forse tutti, la città in cui recarsi almeno una volta nella vita.

Gerusalemme è stata chiamata  IANUA CAELI, la porta del Cielo, perché è un luogo sacro non solo per il cristianesimo, perché è la terra di Gesù e della sua vita, ma anche per l’ebraismo, perché è il luogo della memoria della storia e dei personaggi del popolo di Israele, le cui storie sono narrate nella Bibbia. Ed è sacra anche per i musulmani, che credono che proprio da qui Maometto, il loro profeta, sia volato verso il cielo. Ecco perché è il punto di contatto tra la terra ed il cielo.

Ma nei secoli passati recarsi a Gerusalemme significava partire per un lungo e difficile viaggio, per terra o per mare, con mezzi di fortuna: un itinerario assai pericoloso, perché molti potevano essere gli imprevisti e le minacce. I cristiani desideravano visitare i luoghi della vita di Gesù raccontata nei Vangeli: dal piccolo paese, Betlemme, dove nacque, al lago, dove incontrò i suoi discepoli, alle strade che attraversò nella sua Passione, fino al colle della Crocifissione e al sepolcro della sua sepoltura e Resurrezione.

Questo lungo viaggio, detto pellegrinaggio, che nei tempi passati durava parecchi mesi, ebbe inizio molto presto: tanti volevano andare a vedere con i propri occhi e desideravano seguire i passi di Cristo, sperando così di toccare con mano più da vicino le parabole e gli episodi narrati dagli evangelisti. 

Benché i viaggi verso Gerusalemme siano iniziati pochi anni dopo i fatti della Resurrezione, molti cristiani si mossero verso Gerusalemme molto più tardi, quando l’imperatore romano Costantino, circa 300 anni dopo la nascita di Gesù, si convertì e interruppe le persecuzioni dei seguaci di Cristo: da allora incominciò un flusso di persone verso quella Terra Santa. 

Fu soprattutto sua madre, Elena, che si recò a Gerusalemme per cercare la croce di Gesù e un famoso libro, intitolato La legenda aurea, ci assicura che non solo la trovò, ma ne portò una parte a Costantinopoli, dove viveva. Oggi le tracce della Vera Croce di Gesù si sono perse, anche se in alcuni luoghi si dice se ne conservino alcuni pezzi.

Per secoli i pellegrini partivano dal centro dell’Europa per avventurarsi e raggiungere il Santo Sepolcro, ma soprattutto per fare un sacrificio e una penitenza, nella ricerca della verità e di Gesù, per chiedere perdono dei propri peccati e del male, che avevano compiuto. Andare a Gerusalemme significava cambiare la propria vita.

In alcuni secoli la città e l’intera regione vennero conquistate dal Saladino, il sovrano dei Musulmani, che governò la città per molto tempo, impedendo ad altri di entrare.

Intorno all’anno 1000, su richiesta del Papa, alcuni re d’Europa si misero a capo di una spedizione militare per riconquistare la Terra Santa e ci riuscirono. In quasi 200 anni vi furono 8 spedizioni chiamate “crociate”, perché tutti avevano una grossa croce sul petto. Alla quarta partecipò anche S. Francesco, che riuscì ad incontrare il Saladino e ad accordarsi con lui.

Carmelino - La porta del cielo- disegni Cristina PiettaPer aiutare i pellegrini, che ricominciavano ad affollare nuovamente le strade per Gerusalemme, venne creato un ordine di cavalieri, che offrissero protezione e ristoro. Si chiamava l’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro ed il loro simbolo fu una croce rossa i cui bracci finiscono a T, mentre negli spazi, tra i bracci della croce, ci sono altre 4 croci più piccole. Questo simbolo sventolava sulle bandiere, era impresso sugli scudi, sui vestiti dei cavalieri, in modo che tutti li riconoscessero, e sugli stendardi di una serie di fortezze e castelli, detti ospedali, dove venivano accolti i pellegrini, che potevano trovare lì cibo, acqua e riposo. Sorsero altri ordini di cavalieri, che erano anche monaci e dedicavano la loro vita alla preghiera, alla difesa dei luoghi santi e all’aiuto ai pellegrini.

Nei secoli la Terra Santa e Gerusalemme sono state teatro di molte guerre e nella storia varie volte la città è stata conquistata e perduta, dominata da differenti sovrani, che l’hanno chiusa e poi riaperta all’arrivo dei pellegrini. Ed ancora oggi sentiamo che nella terra di Gesù ci sono scontri e guerre. 

Nonostante queste tragedie e difficoltà, i pellegrinaggi sono sempre ripresi e più di un milione di persone ogni anno si reca oggi a Gerusalemme, per conoscere più da vicino la vita e la storia di Gesù.

Ogni pellegrino, il crociato di mille anni fa come quello di oggi, è mosso dallo stesso desiderio e dalla stessa speranza: vuole vedere quel che gli apostoli han visto, vuole ascoltare quello che loro hanno sentito, vuole toccare quel che loro hanno toccato, vuole rifare i passi che loro han compiuto, vuole incontrare Gesù, seguendo le sue orme, mettendo i piedi dove li ha messi Lui.

E veramente la città Santa, Gerusalemme, è la porta del cielo, perché proprio lì è avvenuto il miracolo più grande di tutta la storia.

 

Illustrazioni Cristina Pietta – Testi Luca Sighel

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 25, NUMERO 2, Giugno 2024