(di p. Aldino Cazzago ocd)

 

// ANNO SANTO DELLA CHIESA

 

Giovedì 9 maggio, a un anno esatto dall’annuncio fatto da Mons. Rino Fisichella il 9 maggio 2023, Papa Francesco ha reso nota la bolla di indizione del prossimo Anno Santo: «Spes non confundit», «La speranza non delude» è il suo titolo. 

 

 

L’espressione è tratta dalla Lettera di San Paolo ai Romani (5,5) là dove l’apostolo ricorda che il fondamento di questa speranza è «l’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato». La Bolla risulta così essere una lunga riflessione di approfondimento del motto dell’Anno Santo «Pellegrini di speranza». Come è ovvio, nel documento il termine che registra il maggior numero di presenze, 97 volte, è appunto quello di «speranza». Seguono poi i termini «cuore» con 15 presenze, «misericordia» con 12 presenze, «pellegrinaggio» con 7, 6 volte per «felicità», 4 per «bellezza» e 4 per «peccato».

La Bolla si compone di 25 paragrafi suddivisi in cinque capitoletti: Una Parola di speranza (nn. 2-4), Un cammino di speranza (nn. 5-6), Segni di speranza (nn. 7-17), Ancorati alla speranza (nn. 18-25). Accanto ai temi classici per un documento che introduca alla comprensione della natura e delle finalità dell’Anno Santo ormai prossimo — l’indicazione delle date di apertura e chiusura dell’anno giubilare sia a Roma che nelle chiese locali (n. 6), il pellegrinaggio alle chiese giubilari (n. 5), la misericordia che trova nel sacramento della penitenza e nell’indulgenza la sua pratica attuazione —, nel capitolo intitolato «segni di speranza» il Papa elenca alcune «opere di misericordia [che] sono anche opere di speranza» (n. 11). Il primo segno di speranza egli auspica che sia quello della «pace per il mondo» (n. 8). Mentre da anni in vari Paesi si constata «un preoccupante calo della natalità», segno di speranza sarebbe una rinnovata «apertura alla vita con una paternità e maternità responsabile» (n. 9). Segue poi il segno della richiesta di una amnistia o di un condono della pena per i detenuti (n. 10). Segni di speranza vanno messi in atto verso i malati (n. 11), e, in una «rinnovata passione», verso i giovani (n. 12), verso i migranti e i profughi costretti a fuggire dalle loro terre (n. 13). Segni di speranza e perciò di carità vanno attuati anche verso gli anziani (n. 14) e i poveri (n. 15). Infine, un «accorato desiderio» rivolto ai Paesi ricchi affinché non perdano l’opportunità di condonare ai Paesi poveri i debiti che essi hanno contratto verso di loro e che non potrebbero mai estinguere (n. 16). 

Nelle riflessioni che seguono ci soffermeremo sul tema della speranza che segna l’intero documento.

«Tutti sperano»

Papa Francesco avvia la sua riflessione sulla speranza con una realistica considerazione sul tempo che stiamo vivendo: «Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Incontriamo spesso persone sfiduciate, che guardano all’avvenire con scetticismo e pessimismo, come se nulla potesse offrire loro felicità» (n. 1).

Volendo più avanti soffermarsi a descrivere la situazione di tanta parte del mondo dei giovani, e dopo aver ricordato il loro entusiasmo nel rimboccarsi le maniche nel volontariato e nell’affrontare il disagio sociale, egli così prosegue: «Ma è triste vedere giovani privi di speranza; d’altronde, quando il futuro è incerto e impermeabile ai sogni, quando lo studio non offre sbocchi e la mancanza di un lavoro o di un’occupazione sufficientemente stabile rischiano di azzerare i desideri, è inevitabile che il presente sia vissuto nella malinconia e nella noia. L’illusione delle droghe, il rischio della trasgressione e la ricerca dell’effimero creano in loro più che in altri confusione e nascondono la bellezza e il senso della vita, facendoli scivolare in baratri oscuri e spingendoli a compiere gesti autodistruttivi» (n. 12).

Per una casuale vicinanza cronologica, qualche giorno dopo la pubblicazione della Bolla, il noto cantautore Ultimo, 28 anni, in un’intervista ha così descritto la condizione di molti giovani e giovanissimi: «Essere giovani oggi è tremendo. Perché sei senza punti di riferimento». Poi ha così proseguito: «Non conosco nessun ragazzo della mia età che vada a votare, e nessuno che vada in chiesa». Al giornalista che gli ricorda che su Instagram è seguito da oltre tre milioni e mezzo di follower, ha così replicato: «Nei social siamo dentro tutti. Ma un conto è postare una foto; un altro passarci la giornata. Qualche volta ci casco pure io; figurarsi un dodicenne. Guardi il video di uno che cucina, il video di uno che cade dal terzo piano, il video sulla tua squadra preferita, il video sul tuo cantante, il video di uno che cade in bicicletta… Ti dà dipendenza. Ci stiamo addormentando. Stiamo diventando amebe» (Corriere della sera, 19 maggio). Nel prossimo Anno Santo la Chiesa dovrebbe tentare di offrire vere e durature speranze anche ai giovani così ben descritti dalle parole appena citate.

Il «desiderio e attesa di bene», anche quello dei giovani di cui sopra, non è altra cosa dell’attesa e del desiderio di felicità. Scrive il Papa: «Quale felicità attendiamo e desideriamo? Non un’allegria passeggera, una soddisfazione effimera che, una volta raggiunta, chiede ancora e sempre di più, in una spirale di avidità in cui l’animo umano non è mai sazio, ma sempre più vuoto. Abbiamo bisogno di una felicità che si compia definitivamente in quello che ci realizza, ovvero nell’amore, così da poter dire, già ora: “Sono amato, dunque esisto; ed esisterò per sempre nell’Amore che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi”» (n. 21).

Un Amore che «non illude e non delude»

La Rivelazione cristiana racconta e testimonia che questo Amore «non delude» perché è stato capace di andare fino nel cuore della morte, luogo per eccellenza dell’anti-speranza e «dove tutto sembra finire» (n. 20). La speranza cristiana «non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino», un «amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce» (n. 3). Se, come afferma San Paolo, Cristo è la «nostra speranza» (1Tm1,1) allora possiamo dire che sul versante antropologico la prima salvezza accade a livello della speranza stessa (cfr. n. 19).

Come detto in apertura, l’ultimo capitoletto della Bolla si intitola Ancorati alla speranza. L’immagine a cui rimanda il titolo è esattamente quella dell’àncora a cui è necessario afferrarsi per rimanere saldi e così salvarsi (cfr. Eb 6,18-20 citato nel n. 25). Su questa immagine Papa Francesco si soffermò anche durante un’omelia del giugno 2007 quando era arcivescovo di Buenos Aires. Vale la pena riportare qui le sue parole che spiegano bene la funzione dell’àncora in rapporto alla speranza. Eccole: «E qual è la speranza che ci dona lo Spirito, questo Spirito che ci porta nel mistero di Dio? Guardate, quando si naviga nel fiume con una canoa e ci si vuole avvicinare alla riva, essendo già molto vicini, si prende l’àncora, la si tira, e l’àncora si blocca nel fango della riva, ma siamo ben ormeggiati, e quindi si tira la cima e la canoa si avvicina. La speranza è così! È l’àncora che già abbiamo gettato. Siamo salvati nella speranza! Il problema è non lasciare andare la fune. La fune che ci lega lì, a quel mistero di Dio. Nella speranza siamo stati salvati! Nella speranza ci incontreremo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nella speranza potremo godere delle cose di Dio».

Senza questa àncora della speranza radicata nell’amore di Dio tutte le altre speranze, anche le più buone e vere per l’uomo, prima o dopo, sono destinate a rivelare tutta la loro provvisorietà e relatività. In questa prospettiva anche il tempo nel suo inesorabile scorrere viene riscattato e per così dire salvato perché si muta in opportunità per far esperienza di questo «amore che non delude» e non invece un impersonale scorrere che tutto e tutti consuma. Scrive ancora Papa Francesco: «Noi, invece, in virtù della speranza nella quale siamo stati salvati, guardando al tempo che scorre, abbiamo la certezza che la storia dell’umanità e quella di ciascuno di noi non corrono verso un punto cieco o un baratro oscuro, ma sono orientate all’incontro con il Signore della gloria» (n. 19).

La speranza fondata sull’amore di Dio, che ha sorretto l’uomo durante la sua esistenza, non lo abbandonerà certo nel momento della morte ma lo introdurrà nella «comunione piena» (n. 21) con Lui. In un faccia a faccia con l’amore di Dio, all’uomo sarà data la possibilità di verificare quanto ha praticato l’amore ricevuto in dono da Lui verso i più bisognosi in cui Cristo stesso si è identificato. L’esercizio del bene trova nella virtù della speranza cristiana la forza che apre all’incontro con il prossimo e alla condivisione dei suoi bisogni. A partire da qui, «il giudizio di Dio, che è amore (cfr. 1Gv 4,8.16), scrive ancora il Papa, non potrà che basarsi sull’amore» ed esso «va compreso come una relazione di verità con Dio-amore e con sé stessi all’interno del mistero insondabile della misericordia divina» (n. 22).

La bolla di Papa Francesco rappresenta un grande invito per ogni cristiano e per la Chiesa tutta ad «“abbondare nella speranza” (cfr. Rm 15,13) per testimoniare in modo credibile e attraente la fede e l’amore che portiamo nel cuore; perché la fede sia gioiosa, la carità entusiasta» (n. 18). A queste condizioni la speranza non deluderà.

 

Come e dove si aprirà l’Anno Santo

«[…] nella certezza che questo Anno giubilare potrà essere per tutta la Chiesa un’intensa esperienza di grazia e di speranza, stabilisco che la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano sia aperta il 24 dicembre del presente anno 2024, dando così inizio al Giubileo Ordinario. La domenica successiva, 29 dicembre 2024, aprirò la Porta Santa della mia cattedrale di San Giovanni in Laterano, che il 9 novembre di quest’anno celebrerà i 1700 anni della dedicazione. A seguire, il 1° gennaio 2025, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, verrà aperta la Porta Santa della Basilica papale di Santa Maria Maggiore. Infine, domenica 5 gennaio sarà aperta la Porta Santa della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura» (Spes non confundit, n. 6).

 

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 25, NUMERO 2, Giugno 2024