Esortazione apostolica sulla fiducia nell’amore misericordioso di Dio

(di P. Ermanno Barucco ocd)

 

 

Non una Lettera apostolica, ma una Esortazione

Il 15 ottobre 2023 Papa Francesco ha pubblicato l’Esortazione apostolica “C’est la confiance”, in occasione del 150° anniversario della nascita di Santa Teresa di Gesù bambino e del Volto Santo. Il Papa ha specificato che non vuole essere il semplice ricordo di un anniversario di un Santo, per questo non ha voluto pubblicare il testo il 1° ottobre, giorno della memoria liturgica della Santa, «perché il messaggio vada al di là delle ricorrenze e sia assunto come parte del tesoro spirituale della Chiesa» (n. 4). Si capisce dal sottotitolo del documento, «sulla fiducia nell’amore misericordioso di Dio», quale sia questo tesoro spirituale della Chiesa ricevuto da Dio attraverso Santa Teresa. 

Potrebbe però sfuggire un dato importante già nella qualifica del documento: non una Lettera apostolica ma una Esortazione apostolica. Normalmente, in occasione di alcuni anniversari di santi o cristiani significativi, il Papa scrive una Lettera apostolica per ricordarne l’anniversario e il suo contributo nella storia cristiana. In questa occasione il Papa invece ha stranamente scelto di pubblicare una Esortazione apostolica, di quelle che il Papa scrive per esporre la sua visione sul percorso svolto durante un Sinodo tematico oppure per un tema di grande importanza per la Chiesa. Cioè, Papa Francesco sta esortando tutta la Chiesa e tutti nella Chiesa ad accogliere la “missione” che Dio ha affidato a Santa Teresina (come lui ama chiamarla a dispetto di chi critica l’uso di questo appellativo), «per riconoscere quale sia quella parola che il Signore vuole dire mediante un Santo» (n. 51), e questa Santa in particolare, che è «frutto maturo della riforma del Carmelo e della spiritualità della grande Santa spagnola» (n. 4), Santa Teresa d’Avila, ed è anche per questo che l’Esortazione apostolica è stata pubblicata il 15 ottobre. Forse, ancora una volta, si rinnova l’affermazione di Thomas Merton: «Non c’è membro della Chiesa che non debba qualcosa al Carmelo». Un legame speciale inoltre lega Teresina a questo Papa gesuita argentino. 

Tre colpi di genio di una Santa e di un Papa

L’invito a leggere questa breve Esortazione apostolica è scontato, sapendo che si trova in essa tanto nutrimento della Santa Scrittura e del Vangelo grazie alle intuizioni di Santa Teresina. Papa Francesco parte dal rapporto della Santa con Gesù, presente già nei suoi nomi da Carmelitana, “di Gesù bambino e del Volto Santo”, e dal fatto che «il Nome di Gesù è continuamente “respirato” da Teresa come atto di amore, fino all’ultimo soffio. Aveva anche inciso queste parole nella sua cella: “Gesù è il mio unico amore”. Era la sua interpretazione dell’affermazione culminante del Nuovo Testamento: “Dio è amore” (1Gv 4,8.16)» (n. 8).

Secondo noi, questo rapporto d’amore con Gesù ha potuto donare a Santa Teresina tre colpi di genio che Papa Francesco ha riformulato in una chiave nuova per i cristiani e la Chiesa di oggi.

“Nuova” Patrona delle missioni

L’Esortazione apostolica afferma: «Come succede in ogni incontro autentico con Cristo, questa esperienza di fede la chiamava alla missione. Teresa ha potuto definire la sua missione con queste parole: “In Cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare”. Ha scritto che era entrata nel Carmelo “per salvare le anime”. Vale a dire che non concepiva la sua consacrazione a Dio senza la ricerca del bene dei fratelli. Lei condivideva l’amore misericordioso del Padre per il figlio peccatore e quello del Buon Pastore per le pecore perdute, lontane, ferite. Per questo è patrona delle missioni, maestra di evangelizzazione» (n. 9). 

Ai tempi di Teresa le “missioni” erano le missioni a popoli che non conoscevano il Vangelo: in Africa, in Asia, nelle isole sperdute degli Oceani. Anche quando fu proclamata Patrona delle missioni nel 1927 da Papa Pio XI, la prospettiva era quella dei missionari che partivano dall’Europa e dalle Americhe per luoghi lontani. Le geniali intuizioni di Teresa in questo campo sono presenti in molti dei suoi testi, in particolare nel prologo del Manoscritto A, riguardante l’Amore di un Dio che discende su ogni creatura umana, e nel Manoscritto B, incentrato sullo scoprire la sua vocazione di essere l’Amore nel cuore della Chiesa. Ma Papa Francesco prende il colpo di genio di Teresina sulla missione e ne scopre una profondità ancora maggiore verso tutti gli uomini, «nella ricerca del bene dei fratelli», come nella citazione appena riportata sopra. Le nuove missioni di oggi sono tutti gli uomini in uno slancio verso di loro condividendo «l’amore misericordioso del Padre per il figlio peccatore e quello del Buon Pastore per le pecore perdute, lontane, ferite». In questo lasciarsi portare nella discesa dell’Amore di Dio Padre e del Figlio Gesù si è missionari oggi, si evangelizza oggi e «Per questo» – dice Papa Francesco – Teresa è oggi ancora «patrona delle missioni, maestra di evangelizzazione» (n. 9).

Una pioggia di rose “nuova”

Sottolineando l’azione dello Spirito Santo nel suscitare lo slancio missionario e citando un testo di Teresa del Manoscritto C sul fuoco dell’Amore che la trasforma in Gesù per attirare tutti a Lui, Papa Francesco scopre nel genio di Teresa un’altra possibile nuova attualizzazione: «Nel cuore di Teresina, la grazia del battesimo è diventata un torrente impetuoso che sfocia nell’oceano dell’amore di Cristo, trascinando con sé una moltitudine di sorelle e fratelli, ciò che è avvenuto specialmente dopo la sua morte. È stata la sua promessa “pioggia di rose”» (n. 13). Ci sembra di vedere in queste parole una pioggia di rose “nuova” intuita dal Papa perché non riguarda più delle grazie speciali chieste alla Santa, considerata taumaturga per le guarigioni operate, ma riguarda le grazie che Teresina offre «trascinando con sé [verso Gesù] una moltitudine di sorelle e fratelli» quando lei si lascia attirare da Gesù (cf. n. 10).

Una piccola via tutta (“e sempre”) nuova

La piccola via dell’infanzia spirituale si fonda sull’abbandono e la fiducia in Dio, tanto che Teresa vede nella braccia di Gesù l’ascensore che la innalza a Dio. Papa Francesco conclude: «È la “dolce via dell’Amore”, aperta da Gesù ai piccoli e ai poveri, a tutti. È la via della vera gioia. Di fronte a un’idea pelagiana di santità, individualista ed elitaria, più ascetica che mistica, che pone l’accento principalmente sullo sforzo umano, Teresina sottolinea sempre il primato dell’azione di Dio, della sua grazia. Così arriva a dire: “Sento sempre la stessa audace fiducia di diventare una grande Santa, perché non faccio affidamento sui miei meriti, visto che non ne ho nessuno, ma spero in Colui che è la Virtù, la santità stessa: è Lui solo che, accontentandosi dei miei deboli sforzi, mi eleverà fino a Lui e, coprendomi dei suoi meriti infiniti, mi farà Santa”» (n. 17). Quando il Papa presenta l’esperienza di fiducia nell’amore misericordioso di Dio di Teresa, la quale ha vissuto «la fiducia totale del bambino che si abbandona senza paura tra le braccia del padre e della madre» (n. 27), si manifesta una nota caratteristica “nuova” della Piccola via, che è quella della gioia, tema caro a Papa Francesco. Il genio di Teresa è rivisto da Papa Francesco in questo incontro tra la Misericordia di Dio e la Gioia del Vangelo: se la Giustizia divina è rivestita d’Amore, dice Teresa nella sua geniale scoperta, la Misericordia di Dio è colorata di Gioia, riprende Francesco, in diverse occasioni: «Questa convinzione suscita una gioiosa e tenera gratitudine» (n. 19). E non possiamo non esultare di gioia anche noi insieme a Teresina quando scopre la sua vocazione: «Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante ho esclamato: O Gesù mio Amore…, la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore!… Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei Tu che me l’hai dato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarò l’Amore!… Così sarò tutto… Così il mio sogno sarà realizzato!!!» (Ms B, 3v°; citato in n. 39). Il Papa individua questa gioia della Misericordia quando la Chiesa abbandona l’idea trionfalistica di se stessa e si immerge anch’essa nella misericordia di Dio (cf. nn.40-41). 

La stella del mio pontificato, la stella della Chiesa

Pio XI, eletto Papa nel 1921, aveva detto che Dio gli aveva donato Teresa come la «stella del mio pontificato» perché era stata la prima che aveva beatificato nel 1923, cent’anni fa, ma soprattutto perché si sentiva guidato da lei nel suo ministero petrino. Nel Centenario della beatificazione di Teresa, Papa Francesco sembra aver intuito, dalla sua esperienza di cristiano, che Dio ha voluto donarci Santa Teresina come “la stella della Chiesa”, una stella luminosa che accompagna e guida la Chiesa nella navigazione nel mare della storia: «In modo straordinario ha penetrato le profondità della misericordia divina e di là ha attinto la luce della sua illimitata speranza» (n. 27); «Tale scoperta del cuore della Chiesa è una grande luce anche per noi oggi» (n. 41); «Così Teresina esprimeva la sua risposta più convinta al dono unico che il Signore le stava regalando, alla luce sorprendente che Dio stava riversando in lei. In tal modo giungeva all’ultima sintesi personale del Vangelo, che partiva dalla piena fiducia per culminare nel dono totale agli altri» (n. 44).

 

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 24, NUMERO 4, Dicembre 2023