EDITORIALE – LA PAROLA E L’ASCOLTO

Si è ormai soliti ritenere la nostra epoca, sempre più digital, come un tempo votato ed esaurito in video ed immagini che bombardano la nostra attenzione e plasmano la nostra immaginazione, e per le quali la scrittura, l’oralità e, quindi, il rapporto con le parole scivolano in secondo piano e in una posizione, sostanzialmente, perdente. 

In verità noi parliamo e scriviamo sempre, più delle epoche passate, scriviamo in modi diversi, nuovi, più frammentati ed incompleti o forse non sempre corretti, ma il rapporto con le parole, la loro complessità ed espressività è faccenda quotidiana.  

È forse uno dei più evidenti paradossi della modernità, l’aver moltiplicato gli strumenti comunicativi e le fonti del linguaggio e di espressione a portata di tutti, fino a renderle virali e, nel contempo, veder crescere una progressiva difficoltà di comprensione ed una diffusa incomunicabilità a diversi livelli relazionali e generazionali, oltre ad avere la sempre  più netta percezione che diminuiscano, a vista d’occhio, le persone disposte o capaci di ascoltare questa invadente sovrabbondanza di dati, notizie e pareri.  

 

Continua a leggere

Ognuno si sente, infatti, libero di esprimere un’opinione (e ci mancherebbe!), di dire la propria, di parlare, spesso urlare, di giudicare e interpretare, criticare o scandalizzarsi, anche su argomenti dei quali ne sa poco o nulla. Forse perché ci si è illusi, per l’ennesima volta, che la tecnologia potesse in qualche modo  salvarci e garantirci  la verità e la libertà insieme ad una comunicazione trasparente, onesta e sempre efficace.

Ed invece, in tempi così sradicati e disumani come quelli che stiamo vivendo, ci si sente sempre più bisognosi di parole che sappiano raccontare ed esprimere con verità la realtà; si avverte necessario, come non mai, riprendere in mano una profonda e radicale disciplina che restituisca alla parola il suo potere di autenticità e compia l’esperienza nella sua aspirazione ad essere capita, rappresentata, abbracciata. 

A causa dell’inarrestabile consumo di messaggi, commenti, proclami e sentenze, le parole sono sempre più svuotate e vittime di un uso ideologico, perdendo sostanza e significatività ad ogni nuova forzatura o rinnovato tentativo di ripulitura e rigenerazione del linguaggio e pare allargarsi la frattura e la distanza tra la parola e la realtà.

Il grande poeta Ungaretti ha dedicato tutta la sua vita all’indagine ed alla ricerca del  significato originario e puro della parola, attraverso la sperimentazione continua e, con un inesausto paziente lavoro ha scandagliato tutta la profondità e lo spessore delle parole, scoprendo come il reale e la parola poetica si compenetrino, amplifichino il proprio senso, si legittimino reciprocamente. 

Il poeta, che si tuffa nelle profondità della vita e della lingua per carpirne il segreto, riemerge con la certezza del potere rivelativo della parola, frammento di verità, e con la scoperta che il punto in cui realtà e parola scoprono la propria inesauribilità, quello è lo spazio dove l’uomo riconosce sé stesso come “un grumo di sogni”, si svela la sua identità di mendicante del senso delle cose e dell’esistenza. 

Evocativa è anche l’immagine del poeta Giorgio Caproni che si figura come un minatore che scava la dura ed arida terra della propria autobiografia fino a trovare, nel profondo, un filone d’oro che, attraverso la parola, lo riconnette e lo riconduce all’umanità intera e alle domande di ogni uomo.

Ma a noi che non siamo poeti come questi immensi maestri, le parole sfuggono e si perdono, mentre, in mille situazioni quotidiane, aspireremmo a parole salde, dense, fedeli, che si facciano esperienza, che siano concretezza, che emergano vive e capaci di rendere vero quel che ci capita e ci è dato di incontrare. E ci balza agli occhi quanto il mondo delle divisioni, dei contrasti e delle guerre è incapace di parole vere che edifichino e fondino legami, ma stravolge, imprigiona e violenta la natura stessa della parola, che è, invece, sempre apertura e domanda di relazione.   

Ma non basta fermarsi qui, perché la realizzazione più profonda della parola è l’ascolto, l’arte più sottile e preziosa secondo Plutarco, che dà valore e significato alle parole; non il sentire, non l’udire, ma l’ascoltare che presuppone un’intenzione attiva e un coinvolgimento personale. Si comprende come le nostre parole sono non del tutto realizzate se vengono ignorate, se cadono nel vuoto. Lo sa bene chi è nella sofferenza  per cui la parola si fa richiesta, domanda, preghiera.

L’essere ed il sentirsi ascoltati fonda e completa anche la percezione che abbiamo di noi e l’accezione del verbo ascoltare si estende, nel suo significato più ampio, al dare retta, al seguire. La dinamica parola-ascolto ci rimanda sempre ad una relazione, al dialogo, all’intrinseca ricerca di rapporto che struttura il nostro essere. E l’ascolto esige il silenzio, significa dare spazio e tempo a sé, ma soprattutto all’altro; solo il silenzio, quindi, onora la parola e rende possibile il suo compimento.

Veniamo da mesi di stragi, di violenti scontri tra popoli, di notizie urlate e di rivendicazioni conflittuali che disorientano e lasciano senza parole. Abbiamo ben compreso che la parola sa farsi anche ideologia, oppressione e stravolgimento della realtà, che non sa ascoltare ed accogliere le ragioni altrui, ma cerca l’annichilimento dell’altro.

2000 anni fa nel silenzio di una notte, in un punto del tempo e dello spazio, la Parola si incarnò in un bambino e, miracolosamente, parola e realtà iniziarono a coincidere, compiendo l’attesa e la promessa di tutti i tempi. A noi il compito di fare spazio e di ascoltare.

SOMMARIO

QUANDO L’ASCOLTO SI FA CARNE P. A. M. Sicari ocd

TEMA: LA PAROLA E L’ASCOLTO

PER NON STORDIRE LE STELLE L. Tomasini

SOLO PAROLE? A. Musio

POLITICALLY CORRECT, LINGUAGGIO… E LA POVERA BIANCANEVE L. Sighel

UN INCROCIO DI SGUARDI DI CUI PRENDERSI CURA P. G. Zanoletti

ATTUALITÀ

“LA GUERRA SEMPRE UNA SCONFITTA” Sintesi della conversazione con Andrea Muratore (Adro, 8/11/2023)

LA RICONCILIZIONE SI FA CON LEADER SAGGI E BUONI MEDIATORI Intervista a Wadier Abunassar a cura della Redazione

INFANZIA SACRA O INFANZIA TRADITA M. C. Ferretti

AZZARDO DI MASSA M. Dotti

«NULL’ALTRO CHE LA FIDUCIA» P. E. Barucco ocd

LA “SFIDA” DI TERESA P. R. Girardello ocd

ERA SOLO ALLERTA GIALLA J. Jaquet

SCUOLA DEL CARISMA

PAROLA DI DIO

MUSICA

“ENZO JANNACCI VENGO ANCH’IO” Il docu-film R. Barone

ARTE

ANGELI, ENTITÀ INVISIBILI DIMENTICATE M. Robecchi

CINEMA

IO, CAPITANO S. Giorgi

PUNTO MISSIONE

VILLAGGIO DEI RAGAZZI ROMANIA UNA STORIA, TANTE STORIE /2

VITA DEL MOVIMENTO

LIBANO OGGI, SOFFERENZA E SPERANZA Lettera di Claudette Hage

ULTIMA PAGINA L. Tomasini