Testimonianze dal Libano

 

La prima settimana di Giugno, in occasione dell’Assemblea Generale del MEC, sono tornati in visita in Italia, dopo vari anni, Elian e Claudette, coniugi libanesi membri del Movimento e responsabili locali dei progetti della Fondazione Punto Missione onlus. Abbiamo chiesto loro di raccontarci come hanno vissuto e come stanno reagendo alla difficile e complicata situazione che coinvolge il loro Paese, colpito e piegato da crisi su crisi di diversa natura. Quello che ci hanno descritto è la luminosa vita di persone sofferenti, ma affidate.

 

 

Il Libano è un piccolo Paese di appena 10.452 Kmq che conta 4,5 milioni di abitanti, ai quali si aggiungono circa un milione e mezzo di sfollati siriani in fuga dal conflitto. È un Paese che da più di quarant’anni si trova in una situazione di precarietà dovuta a numerosi fattori economici, politici e sociali, e che ha vissuto anni di guerra civile fino al 1990 e successivamente la guerra con Israele nel 2006. Il governo libanese ha visto classi dirigenti corrotte e incapaci di far fronte ai bisogni della popolazione che si è vista sempre più impoverita. Attualmente il Libano sta affrontando una catastrofe di origine economico finanziaria verificatasi prima con il default del governo nel 2020, esacerbata dallo scoppio del porto di Beirut e dalla pandemia da Covid-19, che poi ha dato origine ad una profonda crisi strutturale, oggi di portata umanitaria. Le persone che vivono al di sotto della soglia di povertà sono ormai più del 70% della popolazione totale. E dall’ottobre 2023 si assiste ad un esodo dal sud del Libano colpito dall’inasprimento delle ostilità al confine libanese-israeliano. 

 

Elian «Sono davvero felice di poter essere con voi oggi perché sono tanti anni che non abbiamo potuto farlo. Ci avete chiesto di raccontarvi un po’ della situazione odierna del Libano e lo farò con l’aiuto di P. Elie che tradurrà per me. 

Avrei voluto raccontarvi del Libano e della sua bellezza, delle cose buone e dell’importanza del Libano come Paese cristiano, un Paese che viene citato nella Bibbia e che ha ospitato Gesù sulla propria terra, ma purtroppo, ogni volta che ci ritroviamo, devo raccontarvi della crisi, della guerra, cose che si ripetono ormai da tempo. Ritorno a sottolineare l’importanza della presenza dei cristiani in Libano, soprattutto la presenza dei Maroniti lungo la storia, perché essi custodiscono la presenza del Cristianesimo in Medio Oriente. Sono cinquant’anni che ormai il Libano vive più guerre. C’è stata una prima guerra in cui era perfino stato proposto ai libanesi, e in particolare ai cristiani, di abbandonare il Paese ed emigrare verso il Canada con l’offerta di scambiare i 10.000 chilometri quadrati della superficie del Libano con il doppio del terreno in Canada, appunto.

Nel 1975 c’è stata una guerra fatta con le armi, con le bombe, in cui però i protagonisti fuori dal Libano erano tanti (come l’Iraq). Pensavano che la popolazione cristiana si sarebbe arresa facilmente, perché si sa che il cristiano è colui che “porge l’altra guancia”, invece i cristiani libanesi non si sono fatti sradicare con tranquillità dalla loro terra. Oggi stiamo vivendo una guerra molto più pericolosa, che è quella della crisi economica. Una crisi molto grave che colpisce tutti i libanesi, ma che ha un effetto pesante in particolar modo sui cristiani, perché i cristiani non erano abituati ad una situazione per cui dover chiedere aiuto.

Quasi il 75% dei giovani libanesi cercano di lasciare il Libano, il fenomeno dell’emigrazione giovanile è altissimo. Io ho due figli, e sono entrambi all’estero. Per essere concreto voglio fare due esempi, uno che riguarda me e uno che riguarda mia moglie Claudette.

Noi siamo una famiglia che ha sempre vissuto bene, con agio. Cinque anni fa avevo condiviso con Claudette il pensiero che presto sarei andato in pensione, e quindi avremmo potuto condurre bene la nostra vita utilizzando i nostri risparmi, dopo tanto lavoro, visto che sarebbero stati sufficienti per sostenere l’esistenza negli anni che ci sarebbero rimasti. Ogni libanese ha una pensione privata perché lo Stato non la eroga (se non in pochissimi casi), perciò i nostri risparmi costituivano un sogno che ci permetteva di assicurare l’ultimo periodo della nostra vita.

All’improvviso, da un giorno all’altro, ci siamo svegliati letteralmente con l’annuncio del default finanziario, con la chiusura delle banche e l’impossibilità da parte di nessuno di accedere ai propri conti. Pensavamo che fosse solo una situazione provvisoria, che sarebbe durata per un breve periodo. Ma, dopo il default finanziario, il valore del dollaro ha aumentato continuamente il suo valore e mentre prima un dollaro equivaleva a 1500 lire libanesi, giorno dopo giorno cresceva sempre più velocemente. Ora vale 90.000 lire libanesi. Ma cosa vuole dire che è aumentato di 60 volte? 6000 per cento. Vuol dire che il valore dei soldi è diminuito di 60 volte.

I miei risparmi, a questo punto, non valevano più niente. Se facciamo un esempio e poniamo di aver avuto da parte un milione di dollari, anche se un giorno la banca ce lo restituisse, lo farebbe in lire libanesi e varrebbe 60 volte di meno. Da noi tutto dipende dal valore dei dollari. Anche il prezzo del pane è in dollari. I nostri soldi non valgono più niente.

Io rappresento uno dei tanti che esercitavano una libera professione e che è stato messo di fronte a una decisione: arrendersi o riprendere in mano la propria vita e il proprio lavoro da capo, praticamente da zero. Ovviamente tutti noi abbiamo cercato di riprenderci e di cercare di avere una vita normale, ma non è semplice farlo. Pensate che tragedia possa essere stata per una persona che ha lavorato duramente tutta la vita e che ha messo da parte una somma che basterà per il suo futuro e quello della sua famiglia, dover ricominciare dal nulla.

Personalmente ringrazio Dio perché io ho avuto l’opportunità e il coraggio di ricominciare. Adesso lavoro solo in dollari e sto bene, ma tantissimi, davvero tantissimi, non hanno potuto farlo e cercano aiuto dall’estero, da tante Associazioni e Ong. Vi faccio un esempio straziante: il direttore della banca con cui avevo rapporti per il mio lavoro precedente e con cui dovevo aspettare almeno una settimana per avere un appuntamento, mi ha chiamato la settimana scorsa e mi ha chiesto “hai un lavoro per me nel tuo ufficio?”. Solo per darvi un’idea.

L’esempio che riguarda mia moglie Claudette, che è un’insegnante di musica, è per spiegarvi la situazione di chi è dipendente pubblico e ha uno stipendio statale. La sua retribuzione era intorno ai 5 milioni di lire libanesi che equivalevano a 3500 dollari, prima della crisi. Ora lei continua a percepire 5 milioni di lire libanesi, ma ovviamente non valgono più come prima. Ora valgono 50 dollari e non bastano per la benzina che serve per andare e venire dalla scuola. Questo è l’esempio per farvi capire che tutti gli impiegati dello Stato stanno vivendo una miseria terribile. Loro non possono ricominciare, non hanno un’altra opportunità, un’altra scelta, perché quello è il loro lavoro.

Per prendere un esempio che ci tocca da vicino, all’interno del Movimento c’erano famiglie come la mia che potevano addirittura aiutare altre famiglie in difficoltà. Oggi sono queste stesse famiglie a dover chiedere aiuto e alle quali sono destinati gli aiuti di Punto Missione e di C’è campo

In Libano attualmente siamo 4 milioni di libanesi e 2 milioni di profughi siriani. Potete immaginare come questa situazione dei rifugiati incida gravemente sulla crisi economica, visto che, da un punto di vista prettamente finanziario, sono un costo perché sono “ospiti” e vengono sostenuti dalle Organizzazioni umanitarie. È spiacevole dire questo, ma ci sono Ong che finanziano la loro permanenza proprio con l’obiettivo che i profughi siriani rimangano in Libano, ma questo è economicamente insostenibile. È un piano terrificante che ha conseguenze devastanti per i libanesi che infatti sono costretti ad emigrare. Noi stiamo cercando in tutti i modi di far sì che questo non accada. Claudette vuole aggiungere poi che è la corruzione il vero cancro che sta sotto ai principali problemi di questo nostro Paese.

Ci tengo infine a sottolineare che noi siamo un popolo che ama la vita, ama lavorare, ama la propria dignità e non siamo abituati ad aspettare senza fare nulla. La grande paura ed ansia che viviamo oggi, a parte la situazione economica, è la minaccia sempre più presente per i cristiani in tutto il Medio Oriente».

 

Claudette – «Vorrei dire innanzitutto che sicuramente l’aiuto economico è davvero molto importante per noi in questo momento, ma sapere che c’è qualcuno che ci pensa, che prega per noi, che è solidale con noi è altrettanto, se non più importante ancora.

Da tempo Punto Missione si era fatto carico di aiutare in maniera sistematica alcune famiglie dal punto di vista economico. Dall’anno scorso sono diventate quarantacinque le famiglie che vengono aiutate per pagare semplicemente la retta scolastica dei figli, l’affitto di casa, i prodotti alimentari e i farmaci. Con Punto Missione abbiamo poi recentemente avviato otto progetti per promuovere il lavoro femminile, realizzando vari moduli o sessioni per imparare nuove tecniche che potrebbero trasformarsi in attività imprenditoriali: ad esempio l’uncinetto, il ricamo, la tecnica patchwork. Anni fa avevamo insegnato come fare cioccolatini, ma ora è un bene di lusso di cui non c’è necessità, mentre lo scopo di questi progetti è, alla fine, di offrire un mestiere, non solo un puro aiuto economico, ma un futuro lavorativo che consenta di essere indipendenti e sostenere la propria famiglia».

 

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 25, NUMERO 2, Giugno 2024