(di Francesco Agnoli)
I segni lo indicano, i dati lo confermano: il Cristianesimo mostra di saper rinascere sempre dalle sue “morti”, anche nei nostri giorni, in Europa e nel mondo. I numeri sono eloquenti: molti giovani francesi stanno gradualmente riscoprendo la fede cattolica. Nel 2025, alla veglia di Pasqua, nel Paese transalpino si sono registrati oltre 10 mila battesimi di adulti e oltre 7 mila di adolescenti. Nel Paese della laicità e del materialismo, assolutamente dominante anche a livello politico, sembra emergere, lentamente ma in modo evidente, un’inversione di tendenza. Per comprenderne le ragioni, è utile ricordare brevemente la storia della cristianizzazione dell’Europa e della sua successiva secolarizzazione.

Persecuzioni e “natali” della Cristianità
In origine vi fu il diffondersi lento e graduale della fede, dapprima in un clima di persecuzione aperta, poi in uno segnato dal relativismo e dall’indifferentismo. Nei tempi di persecuzione si formano minoranze di cristiani convinti, fortificati dalla fede dei testimoni, dalla carità vissuta nelle piccole comunità. È il tempo, diciamo così, della semina: i semi sono gettati, anche se sono sottoterra. Non è facile vederli, ma stanno mettendo radici.
Vi fu poi un secondo tempo, quello della decadenza generale: fu in quel clima, segnato da relativismo, individualismo, vuoto esistenziale diffuso, “male di vivere”, che la proposta cristiana diventò allettante, perché i semi gettati divennero fiori tanto più visibili, quanto più circondati dal deserto.
Nei primi secoli è andata più o meno così: cristiani perseguitati nei circhi, pagani sconvolti e arrabbiati per questa nuova visione del mondo, e poi, piano piano, il moltiplicarsi di comunità cristiane mai perfette, ma nel complesso distinguibili per l’amore reciproco, per la dedizione ai malati e ai deboli, alle vedove e agli orfani… I primi cristiani, ci dicono gli storici, crescevano di numero perché in occasione delle pestilenze si curavano tra di loro, invece di abbandonarsi; perché in un’epoca di declino dell’istituto matrimoniale, si amavano per tutta la vita e generavano più figli degli altri, senza abortirli o abbandonarli…
In altre parole, crescevano di numero grazie ad una sorta di “selezione naturale” per la quale “vince il più forte”, ma non nel senso darwiniano, bensì in un senso quasi opposto: è il messaggio, non l’artiglio, più forte, più capace di dare senso e speranza, che piano piano prevale per la sua capacità di generare vita, famiglia, comunità, ideali. Se la vita ti sorride, anche quando soffri; se ha un senso, anche quando non lo vedi; se questa terra non è tutto, ma è pur sempre l’inizio del nostro paradiso o del nostro inferno, allora è tutta l’esistenza terrena che acquista valore, in sé e come preparazione a ciò che sarà. Dio, al contrario di ciò che si dirà nell’Ottocento, è ciò che dà valore all’uomo, perché senza di Lui, è l’uomo stesso che cessa di esistere come creatura pensata e voluta, per divenire un aggregato di atomi senza significato.
Ecco che la crisi dell’Impero Romano e poi i lunghi secoli dell’Alto medioevo prepararono la fioritura straordinaria della cristianità basso medievale, quando la fede si fece arte, musica, ospedali, università, cultura, letteratura…
Passioni recenti del Cristianesimo
Se questo è stato il Natale della Cristianità (gravidanza-travaglio-nascita), è arrivata inevitabilmente anche la Passione: la fede è diventata piano piano routine, ha perso forza, diventando cultura senza vita, sino a trasformarsi nel suo contrario, una “cultura” contro Cristo e senza Cristo.
Ma la “buona novella” di oggi è che l’Europa e l’Occidente in generale hanno già vissuto anche questa seconda fase. Sì, perché è qui che la Cristianità ha subìto per secoli un assalto senza quartiere, con il prevalere delle ideologie atee: l’illuminismo materialista, il positivismo, il darwinismo, il razzismo “scientifico”, l’ateismo marxista, comunista, nazionalista, sino alla rivoluzione dei costumi del 1968, che dura tutt’ora…
Se andiamo all’inizio del Ventesimo secolo troviamo una certezza diffusa: «il Natale di Cristo», scriveva Benito Mussolini, allora leader socialista, «è fallito»; così la Pasqua. Per Mussolini, che riecheggiava un sentire comune, il mondo attendeva una salvezza, ma non più quella di Cristo. Arriveranno — scriveva — il Natale e la Pasqua umani, generati dall’uomo stesso, dal socialismo, dalla scienza…
La fine della Cristianità è profetizzata con sicumera dal futuro dittatore in un opuscolo del 1904 che contribuirà alla sua carriera nel PSI: L’uomo e la divinità. Dio non esiste. Ma è presente anche in Nietzsche («Dio è morto») e in quasi tutta la filosofia ottocentesca, da Hegel a Marx. Certamente un simile modo di pensare ha le sue conseguenze: quando ci si chiede dove era Dio all’epoca dei lager e dei gulag, bisognerebbe rispondere che era in silenzio, perché gli uomini lo avevano volutamente scacciato dalla loro vita, dalle loro istituzioni, dalle loro leggi.
Ora se ci spostiamo all’epoca dell’altra grande rivoluzione, quella culturale/sessuale del 1968, non si può non ricordare la celebre frase di John Lennon, pronunciata il 4 marzo 1966: «Il cristianesimo scomparirà. Si consumerà e poi svanirà […] Siamo più popolari di Gesù. Non so cosa scomparirà prima: il rock’n’roll o il cristianesimo». Qualche anno prima il sociologo Sabino Acquaviva aveva pubblicato L’eclissi del sacro nella civiltà industriale e in generale gli studi di quegli anni dimostrano che ad essere ormai secolarizzati non erano solo socialisti, libertari ecc., ma anche molti cattolici che ancora frequentavano le chiese, al suono di slogan come «Dalle messe alle masse».
Deserti contemporanei e fiori nuovi
Oggi dove siamo? Le ideologie/religioni politiche hanno perso ogni fascino. Nessuno sarebbe più disposto a “credere” negli idoli (Mussolini, Stalin o Hitler), come in passato; la persecuzione aperta, quella dei comunisti e dei nazisti, è conclusa, ma anche quella subdola del pensiero dominante, che esilia e stigmatizza, ha perso molta della sua forza; anche la rivoluzione dei costumi, passata attraverso la rivoluzione sessuale e terminata nella distruzione stessa della sessualità (dal sesso libero alla fluidità sessuale), non è più in grado di promettere alcuna felicità. Gli stessi Gay Pride, esito ultimo del 1968, emblemi di questa rivolta contro la famiglia, zeppi di oscenità e blasfemie, sono diventati un rito tanto diffuso, quanto stanco e ansimante.
Il deserto, come avrebbe detto Benedetto XVI, è ormai dilagante, al punto che tanti non credono più neppure possibile trovare un’oasi dove dissetarsi. Di qui un senso diffuso di disperazione e solitudine e un desiderio di morte che si traduce nella richiesta di legalizzazione del suicidio.
Ma, questo è il punto, l’uomo non cessa mai di cercare un’acqua che lo sazi, di attendere un evento che lo salvi, e forse Dio stesso ci lascia vagare, assaggiare tutto, mangiare tutto, per poi dirci: «Se vuoi, se tutti i pascoli che hai voluto percorrere da te, si sono rivelati insoddisfacenti, Io sono qua». I dati ci dicono esattamente questo: la rinascita è infatti constatata sempre più spesso da giornalisti e sociologi (ne cito uno solo, Giuliano Guzzo) e proprio nei Paesi più secolarizzati.
Non è solo la Francia, che alla fine del Settecento ghigliottinava preti e suore a migliaia, infatti, a distinguersi in questo ritorno alla fede, ma anche l’Inghilterra, dove ormai l’anglicanesimo (sostenuto da re e regine) sta per essere superato dal cattolicesimo (per secoli fuorilegge), e gli Stati Uniti, un tempo puritani e fortemente anticattolici. Francia, Inghilterra, Usa: il ritorno alla fede parte da qui, dai Paesi più “avanzati”, come si dice spesso per indicare i più scristianizzati!
In conclusione, è chiaro che aveva ragione Chesterton quando affermava che «il cristianesimo è morto più volte ed è sempre risorto, perché ha un Dio che conosce la strada per uscire dal sepolcro». In un’ottica di fede è certamente così, anche perché è inevitabile che la Verità possa essere offuscata e tradita, ma mai cancellata: possiede una forza tutta sua, che è appunto la forza della luce in mezzo alle tenebre, dei fiori in mezzo al deserto.
©Dialoghi Carmelitani, ANNO 27, NUMERO 2, Luglio 2026
Francesco Agnoli. Laureato in Lettere classiche, insegna Filosofia e Storia presso i Licei di Trento, Storia della stampa e dell’editoria alla Trentino Art Academy. Collabora con UPRA, ateneo pontificio romano, sui temi della scienza. Scrive su Avvenire, Il Foglio, La Verità, l’Adige, Il Timone, La Nuova Bussola Quotidiana. Autore di numerosi saggi su storia, scienza e fede, ha ricevuto nel 2013 il premio Una penna per la vita dalla facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione tra gli altri con la Fnsi (Federazione Nazionale Stampa Italiana) e l’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana). Segnaliamo tra le ultime pubblicazioni: L’anima c’è e si vede. 18 prove che l’uomo non è solo materia, Ed. Il Timone, 2023; Darwin ha preso un granchio, Fede & Cultura, 2025.