EDITORIALE – METAMORFOSI O RINASCITA?

Luca Sighel

Chissà a quanti di voi sarà capitato di incontrare, magari a scuola, storie di metamorfosi: i miti di Ovidio, o forse più tardi, la storia inquieta e tragica del Signor Samsa di Kafka, che si ritrova tramutato, inspiegabilmente, in uno scarafaggio. E guardando a queste narrazioni e ai protagonisti che cambiano forma e si fanno albero, pietra o insetto, li ricordiamo come una bizzarria della letteratura o una fantasia divertente d’altri tempi. In realtà, oltre la superficie del mito, scopriamo che la metamorfosi non è affatto una favola antica e lontana, ma tocca la nostra quotidianità, pare la condizione invisibile, ma reale, entro cui sempre più siamo tutti immersi.

Oggi non ci servono capricciosi dei per cambiare pelle. Ci pensano le pressioni di una società iper-performante, le tragedie di un tempo instabile, i ritmi influenti e le pretese sempre più esigenti dell’algoritmo, che ci costringono a continue mutazioni, inoculando costantemente, a piccole dosi, il mito della performance, che ci vorrebbe invincibili, impeccabili, perfetti.

E così, proprio come la ninfa Dafne, pur di sfuggire alla paura e alla minaccia, rinunciamo alla carne della vita e ci irrigidiamo nella corteccia del conformismo digitale; oppure come la regina Niobe, davanti al trauma, all’errore, alle difficoltà e al dolore, ci pietrifichiamo, diventando di sasso, per non soffrire più. Anche noi, spaventati da un mondo esterno percepito come ostile, ci blindiamo dentro armature digitali o ritiri sociali.

Siamo una società che chiede e spinge a una perenne metamorfosi, che ci impone di cambiare: cambiamo profili, competenze, linee guida, tecnologie, maschere, applicazioni e linguaggi. Cerchiamo di adattarci freneticamente, per sopravvivere, alle richieste del presente, ma spesso il prezzo di questa mutazione continua è lo smarrimento della nostra voce più autentica e di noi stessi. Diventiamo più efficienti, forse, ma anche più rigidi, certamente più isolati e più soli.

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L’epoca dell’efficienza tecnologica, dell’espansione digitale, del benessere materiale esibito, ci scopre invece, soprattutto i più giovani, inaspettatamente fragili, incerti, insicuri, schiacciati da traumi personali e collettivi che fatichiamo sempre più a decodificare. Eppure i manuali di self-help, i guru aziendali, la retorica politica e social ci ossessionano con l’idea di doverci resettare, ottimizzare, evolvere a diversi livelli, personali, corporei, relazionali, morali.

Mai un’epoca ha parlato così tanto di cambiare, di aggiornare il sistema per migliorare, ma cambiare forma sembra non bastare. Per i personaggi di Ovidio la metamorfosi nasce da un dramma o una crisi profonda, è quasi sempre subita o è una punizione, una fuga o una degradazione, quasi un arretramento nella scala dell’essere.

Ma ciò di cui sentiamo il bisogno, che riempia gli spazi di vuoto che dilagano negli aspetti individuali, relazionali, sociali, è una vita nuova, una domanda di senso più antica e rivoluzionaria, un’esigenza più profonda, una ferita originaria che frantuma il mito della metamorfosi e rivela l’insufficienza e l’inefficacia di un cambiamento che, in fondo, modifica solo la superficie. È la necessità di una mutazione più radicale che corrisponde all’interrogativo di Nicodemo a Gesù, in quella notte ventosa: «Come si può rinascere?».

Di questo ha estremo e vitale bisogno il cuore dell’uomo di oggi: una rinascita. Non è una regressione all’infanzia o la ricerca di una incontaminata natura perduta, ma un atto di libertà, è la scoperta di essere amati e cercati da sempre, e quindi la decisione di lasciarsi abitare, all’interno delle condizioni che ciascuno vive, nei contesti entro cui si muove, soffre, agisce.

Il primo passo è accettare la crisi, il fallimento, la vulnerabilità, la rottura da cui possa filtrare ed entrare una nuova luce. Da qui sorgono la disponibilità e la possibilità di una riconciliazione, che sappia unificare i molti frammenti che i nostri tempi ci hanno lasciato tra le mani.

Ma come rinascere oggi davanti alle tragedie collettive delle guerre in diretta streaming, alla crisi climatica, alla violenza geopolitica, al disorientamento educativo e morale? La reazione dell’uomo contemporaneo è spesso la pietrificazione o la superficialità, un’insensibilità protettiva, un cinismo di difesa.

I Santi del Carmelo non offrono una spiritualità consolatoria, per loro la rinascita è un’operazione “a cuore aperto”: attraversare la notte oscura dell’anima e avere l’audacia di «mettere amore dove non c’è amore» è un cammino impervio, disseminato dalle insidie del dubbio e dalla tentazione di cedere alla più comoda indifferenza.

Eppure, proprio in questa spietata nudità, si nasconde l’unica risposta autentica a quel vuoto che caratterizza e spaventa il nostro tempo, perché l’uomo contemporaneo, stanco di contraffazioni e di perenni mutazioni di superficie, non cerca una via facile, cerca una via e una vera rinascita dall’alto.

 

SOMMARIO

OH NOTTE CHE GUIDASTI…! P. A.M. Sicari ocd

TEMA: SI PUÒ NASCERE DI NUOVO?

«SI PUÒ NASCERE DI NUOVO?» La notte della fede, la certezza dell’Amore P. F. Silvestri ocd

RADICI CRISTIANE: LA SFIDA DELL’UNITÀ NELLA COMPLESSITÀ A. Dell’Asta

RINASCITE CRISTIANE, DI IERI E DI OGGI F. Agnoli

DAL BUIO ALLA LUCE, UN CAMMINO Intervista a Sebastiano Lauritano a cura di P.G. Zanoletti

ATTUALITÀ

CONTROLLO O COMUNIONE A. Musio

EDUCARE ALL’IDENTITÀ Intervista a Domenico Geracitano a cura di L. Sighel

COSA VUOL DIRE NASCERE DA UN ESTRANEO? M. Guazzoni

I DUE VOLTI DELLA SPERANZA NEL CONTINENTE AFRICANO M. Nasca

LECTIO MAGISTRALIS ALL’AUTOGRILL MONTEFELTRO OVEST Don M. Pozza

IL MOTORE DEL CLIMA RISCHIA IL BLOCCO J. Jaquet

PAROLA DI DIO

CARITÀ

UN’AMICIZIA IN CRISTO A cura del gruppo Universitari del Movimento Ecclesiale Carmelitano

OLTRE LA GUERRA S. Della Casa

MUSICA

SAN FRANCESCO CELEBRATO DALLA CANZONE POPOLARE R. Barone

ARTE

L’ORECCHIO È L’OCCHIO DELL’ANIMA P. E. Barucco ocd

IL GIARDINO MISTICO E ILDEGARDA DI BINGEN Intervista a Hans Ulrich Obrist a cura di P. E. Barucco ocd

CINEMA

SCISSIONE S. Giorgi

PUNTO MISSIONE

LIBANO, UN PAESE DIMENTICATO Intervista a Lucia Capuzzi a cura di E. Sartorio

VITA DEL MOVIMENTO

TUTTO È DI DIO! Sua Eccellenza Mons. D. Gervasi
«“AVVENTURATE” LA VOSTRA VITA!» P. M.M. Calle
LO “SPETTACOLO” DEGLI ESERCIZI E IL LAVORO CHE CI ATTENDE
LA CULTURA COME STRUMENTO DI ELEVAZIONE
TRA GIUDIZI E INCERTEZZE

ULTIMA PAGINA L. Tomasini