Stare davanti a Dio per tutti

(Lella Tomasini)

 

Venerdì nove Luglio Duemilaventuno, ore sette e quindici, parcheggio di Brescia Est. Un pulmino nove-posti blu chiude le portiere e prende l’A4, direzione Venezia. Tre uomini davanti, tre signore nel mezzo e due uomini con una signora sull’ultimo sedile. Un fremito percorre i viaggiatori e un’aria frizzantina si diffonde con un leggero e piacevolissimo brivido nei discorsi dei nove over-sessanta che popolano l’abitacolo. Un abbraccio, qualche risata, negli occhi lampi di gratitudine per un passato che continua a prolungarsi nel presente e tanta tanta odierna attesa. Tra poche ore si avvererà un desiderio che lega tutti: rinnovare i quarant’anni di matrimonio di quegli otto, nel Monastero delle Monache Carmelitane con cui hanno vissuto anni di giovinezza dietro a Cristo e insieme al nono attore di questa storia, l’amico, compagno e sacerdote, padre carmelitano dalla bianca chioma, con cui hanno condiviso fin qui fede, amicizia, speranze e fatiche. 

Venezia in pieno sole ci accoglie tra acqua e cielo, camminiamo senza attardarci verso il Monastero e in pochi minuti siamo a destinazione. Varchiamo la soglia del Monastero immerso nel silenzio, ma un silenzio vivo e fecondo. Non facciamo in tempo ad entrare nella grande sala in cui avverrà l’incontro che, tra il frusciare di vesti lunghe e pesanti, compaiono i volti luminosi di una decina di monache. Volti nuovi e volti noti, ma tutti segnati dall’attesa. Grida di commozione e lunghi abbracci; occhi fissi negli occhi nel tentativo di giungere fino all’anima, nell’accorgerci che siamo stati lontani per anni, ma mai divisi. Decenni di separazione non hanno interrotto le trame profonde delle nostre vite, così diverse e così uguali. Tanto che sederci e cominciare a raccontarci è stato facile e bellissimo: di qui un’immersione orizzontale della vita del mondo, vita di madri e di padri, di insegnanti, casalinghe, medici e capitani d’industria, tesi a rendere un po’ più buono il mondo; di là l’immersione verticale nel cuore dell’esistenza a custodire nel silenzio la voce di Dio che vuole raggiungere tutti, a documentare fisicamente che “solo Dio basta”.

Così diversi e così uguali, forse perché non esiste una superficie che non emerga  dalla profondità e non esiste una profondità che non si espanda in una superficie. La mistica non si riduce mai ad una fuga dalla materia, piuttosto vuole attraversarla tutta di netto, fino ad incontrarne la Sorgente. E il vivere nella materia non è mai separazione dalla Sorgente, se l’intento è quello di prendersi cura di tutto l’uomo e di tutto il suo mondo. Facile immaginare che grande parte delle due conversazioni, che hanno occupato il mattino e il pomeriggio, hanno avuto come oggetto un panorama pieno di domande sui nostri figli e sui giovani in generale. Tante speranze, tante gioie ma anche tante preoccupazioni, soprattutto sulle innegabili difficoltà che incontriamo nella trasmissione della fede. A volte qualcuno di noi è preso dallo sconforto, gli sembra di non avere più carte da giocare. E qui irrompe la risposta schiacciante, veramente risolutiva, che si è scolpita nelle nostre menti e nel nostro cuore. La priora, dopo averci lasciato disquisire abbastanza a lungo, ci guarda un po’ stupita e dice: «Ma scusate, perché credete che io, che noi abbiamo rinunciato al mondo, a una famiglia, ai divertimenti…? Noi siamo qui davanti a Dio per tutti, per voi e per i vostri figli».

È l’irrinunciabile dimensione apostolica del Carmelo. “Stare davanti a Dio per tutti” è la cura gratuita di cui tutti godiamo senza neppure saperlo, o almeno senza pensarci abbastanza, senza metterla in conto nei bilanci delle nostre vite. Grazie carissime, preziose amiche mai abbastanza riconosciute.

 

©Dialoghi Carmelitani, ANNO 22, NUMERO 4, Settembre 2021